Quanto è importante per un giovane medico la comunicazione e la capacità di stare con i sentimenti del paziente?


a cura di Alessandro Rimondi, giovane medico.

Quanto è importante per un giovane medico la comunicazione e la capacità di stare con i sentimenti del paziente?

E’ questa la domanda che mi facevo quando per la prima volta oltrepassavo il cancello dell’Associazione REF. Se perlomeno la risposta mi sembrava abbastanza scontata, – è importantissimo, l’ho capito anche io nella mia breve parentesi lavorativa – così non è scontata la possibilità di coltivare questa capacità. Soprattutto quando ci si ritrova a fare i conti con la propria percezione di uno stato di infermità o di un problema che ci viene presentato. Quante volte è capitato di immedesimarsi nello stato di un paziente o alternativamente di chiudere la porta in faccia a una richiesta di aiuto/comprensione, seppur involontariamente?

Nella mia esperienza nel piacevole spazio della Associazione REF  ho trovato la possibilità di focalizzare e mettere in luce questi aspetti.

Nel seminario “Introduzione al Counseling Centrato sulla Persona secondo Carl Rogers” ho potuto assaggiare cosa vuol dire porre particolare attenzione alla persona che si ha davanti a sé, percepita nella sua interezza secondo i precetti della psicologia umanistica, e al contempo destreggiarsi tra tutto quello che non si dice a parole, bensì con il linguaggio non verbale.

Piccole sessione teoriche hanno alternato sessioni esperienziali tra i partecipanti al corso, nelle quali si sono applicati i concetti di congruenza, empatia e trasparenza precedentemente assimilati o si è affinato alternativamente il linguaggio non verbale. Le sessioni pratiche, non sono stati momenti particolarmente facili per chi come me è abituato ad accademiche lezioni frontali, ma così come sono sembrate scomode all’inizio, così si sono rivelate altrettanto preziose. “Chi ascolta, dimentica; chi vede, ricorda; chi fa, impara” – diceva il saggio giapponese. Quindi, superata l’iniziale diffidenza, ho avuto l’ottima possibilità di rendermi consapevole di alcuni difetti nel mio linguaggio non verbale, perfezionarli e contemporaneamente di porre attenzione su ciò che si prova quando ci relazioniamo con l’altro.

L’Associazione REF offre la possibilità di lavorare seguendo le orme di Carl Rogers, in un ambiente protetto in cui è possibile operare anche sulla propria persona, imparando a riconoscerne dapprima le difficoltà nelle relazioni e poi migliorandole, abbandonando o cercando di evitare eventuali risposte stereotipate nocive nel rapporto con l’altro.

In ultima analisi, in questi due weekend ciò che credo di aver capitalizzato è che la strada da percorrere in questo campo è lunga. La formazione universitaria copre parzialmente un’efficace educazione nella relazione con l’altro, che nelle mille sfaccettature dell’essere umano è per definizione vastissima. Sicuramente, l’aver preso parte a questi due weekend educativi ha aggiunto qualcosa nel mio bagaglio di giovane medico, ma anche di giovane adulto. Qualcosa di cui riconosco il peso e l’importanza.